Marco Travaglio offende le persone con Sindrome di Down in diretta TV

Il termine "mongoloide" utilizzato ancora una volta come insulto - Il Comunicato di CoorDown

CoorDown: episodio molto grave, un passo indietro a livello culturale e un’offesa alla dignità delle persone con sindrome di Down. Intervenga l’Ordine dei Giornalisti.

Abbiamo più volte espresso il nostro sdegno e la nostra rabbia nei confronti dell’uso della parola “mongoloide” come insulto e sottolineato quanto sia importante partire dalle parole per costruire una vera cultura inclusiva. È per questo che non possiamo non condannare il linguaggio usato ieri sera da Marco Travaglio nella trasmissione “Otto e mezzo” condotta da Lilli Gruber su LA7. Al minuto 25.45 infatti Travaglio ha detto: “Andate pure avanti a trattarli come mongoloidi…”, aggiungendo poi, nel tentativo davvero poco riuscito di spiegare meglio, “dei dementi, dei fuori di testa, che non hanno il coraggio di ragionare”. Il contesto in cui questo è avvenuto non merita di essere approfondito e in ogni caso non ci sembra rilevante.

CoorDown ritiene molto grave invece il fatto che questa espressione sia stata utilizzata da un giornalista e trasmessa in televisione, persone e luoghi che dovrebbero al contrario essere preposti a fare informazione con un linguaggio corretto e appropriato, persone e luoghi che dovrebbero fare cultura.

Sono state fatte tante campagne in giro per il mondo e anche nel nostro paese si è lavorato molto perché si smetta di usare termini che si riferiscono a persone con disabilità come “mongoloide” ma anche “celebroleso”, “ritardato” o “handicappato”, termini che possono essere neutri se usati in un contesto adeguato ma che possono diventare violenti, offensivi e denigratori se usati come offesa. Nel momento in cui un giornalista e una testata televisiva permette questo, lo recepiamo come un passo indietro a livello culturale e un’offesa alla dignità delle persone con sindrome di Down, persone che tutti i giorni lottano per dimostrare di poter condurre una vita ordinaria e di potersi autorappresentare in tutti gli ambiti della società.

CoorDown manifesta tutta la sua rabbia e chiede alla rete televisiva e all’Ordine dei Giornalisti di intervenire.

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