Assunzione delle persone con disabilità: CoorDown presenta ricorso alla Commissione Europea contro il Jobs Act.

Il Coordinamento Nazionale si unisce ufficialmente all’iniziativa promossa dall’Associazione Tutti Nessuno Escluso contro le modifiche alla legge 68/99 e l’introduzione della chiamata nominativa generalizzata per le assunzioni delle persone disabili, un criterio che produce discriminazione e penalizza le disabilità più gravi.

CoorDown Onlus presenta oggi, giovedì 28 gennaio, un ricorso alla Commissione Europea di Bruxelles contro la chiamata nominativa generalizzata dei lavoratori con disabilità e le altre norme introdotte dal Jobs Act in materia di assunzione delle persone con disabilità.

L’iniziativa di carattere legale, che si propone di ottenere l’apertura di una procedura di infrazione nei confronti dello Stato italiano, è stata promossa dall’Associazione Tutti Nessuno Escluso, il Coordinamento nazionale per l’inclusione sociale dei disabili psichici, e sottoscritta dalla Consulta cittadina permanente sui problemi delle persone handicappate di Roma Capitale e da altre otto organizzazioni senza fini di lucro attive nel mondo della salute mentale e della disabilità: l’Associazione Regionale Salute Mentale del Lazio, Ylenia e gli amici speciali, Hàgape 2000, Oltre lo Sguardo Onlus, Il mondo che vorrei Onlus, l’Associazione per la riforma dell’assistenza psichiatrica, il S.o.d. Italia e il Coordinamento socio-sanitario per le persone con disabilità.

CoorDown, Tutti Nessuno Escluso e le altre associazioni ricorrenti si esprimono contro l’innalzamento della percentuale della chiamata nominativa al 100% e chiedono il ripristino della norma ex ante che prevedeva il 50% di chiamate nominative per le aziende da 15 a 35 dipendenti e il 60% per quelle con più di 50 dipendenti.

«Quando è stato approvato il Jobs Act – spiega Virginio Massimo, Presidente di Tutti Nessuno Escluso – la nostra associazione si è subito attivata per individuare un’iniziativa che fosse al tempo stesso adeguata e concreta. È così che nasce l’idea del ricorso alla Commissione Europea. La chiamata nominativa generalizzata dà vita a una nuova forma di “caporalato” e concede ai datori di lavoro la possibilità di scegliersi il disabile su misura. A ciò si aggiunga che non garantendo affatto trasparenza rischia di scatenare una “guerra tra poveri” per ottenere un posto di lavoro».

«CoorDown ha deciso di sostenere in modo formale l’iniziativa dell’Associazione Tutti Nessuno Escluso – afferma Sergio Silvestre, presidente Nazionale CoorDown perché sono mesi che esprimiamo la nostra ferma contrarietà alle modifiche introdotte dal Governo alla legge n. 68/99. Ci piacerebbe che i diritti fossero uguali per tutti, mentre l’abolizione del criterio numerico nelle procedure di assunzione va esattamente nella direzione opposta, favorisce meccanismi discriminatori e penalizza le disabilità più gravi».

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